Gastronomia in Basilicata
 
 

Giornata tipica del mietitore - Lu Muzz'c

Edizione 2009

30 agosto 2008 alle ore 20:00

Al via la sesta edizione della "Giornata tipica del mietitore - Lu Muzz'c", fortunata manifestazione eno-gastronomica, da 6 anni l'appuntamento immancabile dei buongustai e degli amanti dei prodotti genuini del territorio. Un appuntamento agostano un po' particolare, promosso dall'Associazione Pro Loco di Filiano per tributare un omaggio alla figura del mietitore, lavoratore strenuo e instancabile. La manifestazione, infatti, vuole essere l'emblema di quel lavoro molto importante nella vita del contadino: la mietitura del grano. Lungo il centro storico di Filiano saranno allestiti sette stand gastronomici per simboleggiare le fasi che scandivano l'attività dei mietitori. Saranno preparate tutte le pietanze che componevano la varietà della tradizione agricola perché siano degustate. Tradizionalmente la faticosa giornata dei mietitori era suddivisa in sette fasi (ciascuna denominata con un preciso termine dialettale) rappresentative di altrettanti pasti con cui solevano ristorarsi. La mietitura iniziava alle quattro e trenta circa, prima del sorgere del sole, con il primo pasto, lu cantariedd (pane bagnato con vino e cipolla). Secondo tradizione, verso le sette, otto del mattino vi era la colazione, la luata 'r secch, con la ciambotta (patate, zucchine, verdure, e altro ancora); alle dieci e trenta seguiva uno spuntino, lu prime muzz'c, con un pezzo di pecorino, pane e uovo sodo. Poche ore più tardi, intorno alle dodici/tredici, era la volta del pranzo principale, lu 'dinn, con pasta di casa con sugo di salsiccia. Alle sedici e trenta, si consumava la murenn'a (frittata), seguita, al calare della sera, verso le diciannove e trenta, da la calata 'r lu sole (biscotto e un bicchiere di vino). Il lavoro si protraeva spesso sino a notte inoltrata e, allora, verso le ventuno, ventuno e trenta, vi era l'ultimo pasto della giornata con pane e affettati. Una sinfonia di sapori, di colori, di folklore e di storia, per soddisfare la curiosità e la voglia di scoprire una cultura povera ma di grande suggestione. In questo percorso saranno i prodotti e i piatti tradizionali a raccontare. Dove però il cibo non può arrivare, ci saranno ragazze in costumi tradizionali insieme ad anziani mietitori a svelare, ai convenuti, tutta la suggestione della vita rurale. L'edizione 2008 della manifestazione conferma sostanzialmente la sua struttura che nelle passate edizioni ha dimostrato di funzionare egregiamente e di essere apprezzata dal pubblico. La serata sarà allietata da organettisti locali, lungo le vie del paese, e da un gruppo di musica liscio, in piazza SS. Rosario. Il programma di quest'anno è nato grazie all'apporto di numerosi appassionati che in modo diverso hanno dato il loro contributo e alla collaborazione delle aziende agrituristiche locali "La Valle dei Cavalli" e "La Locanda del Re", e all'Hotel dei Castelli. La manifestazione è patrocinata dal Comune di Filiano, dalla Regione Basilicata e dall'A.P.T. di Basilicata e sponsorizzata dall'AIC-Associazione Italiana Coltivatori, da Pasta fresca Romaniello e Alimentari Susco che ancora una volta hanno riposto nella Associazione Pro Loco la loro fiducia. L'appuntamento è a Filiano per domenica 30 agosto 2008 alle ore 20:00. ----------------------------------------------------------Quanto resta, oggi, del patrimonio tradizionale della nostra società rurale? “Sono questi gli ultimi echi d’un vecchio mondo, cui noi già diciamo addio per sempre, son gli ultimi ricordi di tempi, ch’eran pure sì belli nella loro semplicità e nelle loro costumanze gioconde e pittoresche. La vita, sfrondata delle antiche illusioni ed abitudini, si fa seria e monotona, e a noi, figli del secolo delle macchine e del materialismo, non resta che un vuoto, un «desiderio vano di bellezza antica».”, così significava lo storico maceratese Domenico Spadoni nel 1899. Al pensiero dello Spadoni fa eco l’antropologo Ernesto De Martino che agli inizi degli anni ’50 scriveva: “L’attuale risveglio di interessi per la vita culturale tradizionale delle classi popolari ha bisogno di essere ancora metodologicamente fondato, e di giustificarsi in modo serio e persuasivo di fronte alla cultura nazionale. Perché, oggi, dobbiamo raccogliere il nostro «folklore», o, come direi meglio, il nostro materiale etnologico nazionale? Perché dobbiamo studiarlo?”. La risposta. Dobbiamo raccogliere il nostro «folklore» perché il patrimonio culturale della società rurale agricola e contadina, con la scomparsa degli ultimi depositari di quanto resta del suo patrimonio originario, non sparisca nel nulla. Dobbiamo raccogliere quel patrimonio perché possa essere consegnato alla storia dell’uomo, studiarlo perché è l’unico modo per penetrarlo e intenderlo ed è l’unico modo corretto d’approccio per chi non ha vissuto la cultura popolare dal di dentro quand’essa era ancora pienamente vigente. Però, avvertiva De Martino, “il folklore non è solo tradizione, memoria presente del passato, ma contiene anche motivi progressivi, vivaci riflessi delle aspirazioni attuali del mondo popolare, e accenni e indicazioni verso il futuro”. Se la spinta verso il futuro viene meno, anche la tradizione perde valore e significato, resta la pura coreografia, che non è folklore, resta un rito che, persi gli agganci con il mito, non rende più ragione del suo senso o resta un mito che, senza più tradursi in rito, diventa insignificante. L’Associazione Pro Loco di Filiano, nel riproporre annualmente “Lu Muzz’c - Giornata del mietitore” nell’ambito delle manifestazioni agostane, intende assumersi il (meritevole!) compito di riattribuire al «folklore» il suo significato originario ed il suo autentico valore. Nella civiltà rurale non esisteva altra alternativa di lavoro per i giovani che, in massa, perpetuavano quello paterno. Le giornate lavorative e le stagioni scorrevano secondo un ritmo collaudato addirittura da secoli. Tra le cadenze più importanti vi era quella della mietitura del grano. “Lu Muzz’c - Giornata del mietitore” è una manifestazione nata perché la memoria non si perda e i giovani possano conoscere e ricordare l'immane fatica della mietitura, riproponendo le tradizioni che l'accompagnavano. L’ars culinaria è un ottimo strumento per scoprire, apprezzare e godere la complessa realtà rurale in una dimensione aldilà del tempo. Ricette e piccoli segreti nascondono le lunghe e sacrali preparazioni legate alla lavorazione delle materie prime o agli eventi vissuti dalla comunità. L’antico calendario agrario, segnando l’alternarsi delle stagioni, gestisce i ritmi lavorativi dei campi, in tal modo genera momenti singolari di aggregazione sociale che si concretizzano generalmente in “eccessi culinari”. Durante la mietitura il contadino ha il “diritto” di mangiare sei/sette volte accompagnando ogni singolo pasto con abbondante vino. I sapori antichi pertanto richiamano concetti legati alla tradizione e all'originalità, sinonimi di una grande ricchezza culturale. L’Associazione Pro Loco di Filiano ha voluto tributare un omaggio alla figura del mietitore, lavoratore strenuo e instancabile, con una manifestazione eno-gastronomica che è l’emblema di questo lavoro. Lu Muzz’c – manifestazione nata da un’idea del presidente della Pro Loco di Filiano, sig. Paolo Spera – rappresenta una iniziativa di grande notorietà e successo che coinvolge un po’ tutti gli abitanti del paese. Lungo le vie del corso principale del paese si realizza un percorso eno-gastronomico - rappresentato da sette postazioni per simboleggiare le fasi che scandivano l’attività giornaliera dei mietitori – all’interno del quale sarà possibile degustare le stesse pietanze che il mietitore consumava dall’alba al tramonto. La mietitura iniziava alle quattro e trenta circa, prima del sorgere del sole, con il primo pasto, lu cantariedd (pane bagnato con vino e cipolla). Secondo tradizione, verso le sette, otto del mattino vi era la colazione, la luata ‘r secch, con la ciambotta (patate, zucchine, verdure, e altro ancora); alle dieci e trenta seguiva uno spuntino, lu prime muzz’c, con un pezzo di pecorino, pane e uovo sodo. Poche ore più tardi, intorno alle dodici/tredici, era la volta del pranzo principale, lu ‘dinn, con pasta di casa con sugo di salsiccia. Alle sedici e trenta, si consumava la murenn’a (frittata), seguita, al calare della sera, verso le diciannove e trenta, da la calata ‘r lu sole (biscotto e un bicchiere di vino). Il lavoro si protraeva spesso sino a notte inoltrata e, allora, verso le ventuno, ventuno e trenta, vi era l'ultimo pasto della giornata con pane e affettati. Il visitatore acquistando un biglietto d’ingresso potrà fruire del vino e delle cibarie offerte in ciascuno dei sette stand predisposti. Filiano è pronto ad accogliere numerosi ospiti con varie portate tipiche legate alla tradizione culinaria locale allo scopo di stimolare e deliziare i loro sensi. Lungo il corso a stregare il pubblico le note travolgenti della musica popolare con giovani organettisti locali e in piazza musica liscio per chi desidera ballare. Musica e libagioni fino a notte fonda: perché il piacere deve essere lento, atteso e lentamente consumato. Nel mangiare come in amore.

Sito web: www.prolocofiliano.it